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Siamo tutti matti?

Siamo tutti matti? E se ognuno a suo modo è un po’ matto qual è il senso della vita? 

Con questo titolo un po’ provocatorio vorrei proporre una riflessione suscitata dalla simpatica immagine che trovate in cima all’articolo.

Innanzitutto, credo sia fondamentale riconoscere che ognuno di noi ha in sé aspetti irrazionali, contraddittori, bizzarri e in un certo senso folli…per lo meno agli occhi di altre persone. Nessuno, a prescindere da ruolo sociale o livello di istruzione, è immune dal poter apparire strano o incomprensibile agli occhi di qualcun altro, nelle molteplici modalità in cui questo può manifestarsi.
Qualche esempio? Perfezionismo e bisogno di controllo, ipocondria e altre preoccupazioni ansiose, tendenza alla tragedia, evitamento emotivo, atteggiamento da “supereroe” senza paura e senza macchia, arroganza e spocchia, dipendenze più o meno marcate, vanità, eccentricità nel vestire o nel comportamento, mancanza di considerazione per gli altri o tendenza ad esserne succube, paura di esporsi o bisogno di stare al centro dell’attenzione, fissazione ossessiva su qualcosa (regole, persone, oggetti, ecc)…e l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Quindi ognuno è un po’ “matto” a suo modo, e queste “tipologie di ordinaria follia” non sono collocabili in una scala gerarchica rigidamente definita; semmai si tratta di valutare quantitativamente quanto sono presenti e invalidanti per il soggetto e la sua vita relazionale.
Il punto cruciale è che riconoscere questi aspetti in noi e negli altri può avere un effetto liberatorio da timore del giudizio, senso di colpa, impotenza e tendenza all’accusa. Se infatti ci rendiamo conto che tutti siamo portatori delle nostre piccole o grandi stranezze, possiamo tirare un sospiro di sollievo, realizzando che non siamo gli unici ad avere delle difficoltà o dei lati bui e che non siamo superiori né inferiori a nessuno, proprio perché il paragone non sussiste in quanto sono sfumature differenti dello stesso arcobaleno…a meno di voler considerare il rosso più colorato del blu o del giallo.

Andando con lo sguardo più in profondità, possiamo vedere che ciascuno ha sofferto per qualcosa e ha risposto a questa sofferenza per come è stato in grado di farlo in vari modi, anche considerati “folli”. Ecco quindi che questa consapevolezza diviene liberatoria, permettendoci di lasciare andare tante aspettative irrealistiche e di cogliere come l’essenza di tutti noi sia oltre le “maschere” quotidiane, a prescindere che vengano giudicate normali o meno.

Insomma, ognuno ha la sua dose di pazzia, ma quello che ci accomuna è proprio il fatto che ne abbiamo tutti un po’ e che quindi possiamo guardare alle nostre e alle altrui nevrosi con un giusto mix di compassione e ironia.
Sì, perché in fondo se appariamo tutti un po’ matti è perché stiamo partecipando allo stesso complesso gioco, ognuno con le sue carte e recitando i suoi ruoli…ma come diceva Charlie Chaplin: “La vita è una tragedia in primo piano, ma una commedia in campo lungo”.

Allora l’invito è quello di giocare con la vita in modo consapevole, immergendosi completamente nelle vicende dell’esistenza senza dimenticare che alla fine queste sono solo le increspature di un oceano infinito.

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